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Il contenuto è ancora Re. Ma non governa più da solo

Il contenuto è ancora Re. Ma non governa più da solo

Primo piano di un leone utilizzato come metafora del contenuto nella comunicazione digitale

Per molti anni il marketing digitale ha avuto un mantra semplice, quasi una legge non scritta: Content is King. Il contenuto è Re.

L’idea alla base di questa affermazione era tanto intuitiva quanto corretta. Se un’azienda è in grado di produrre contenuti utili, interessanti e pertinenti per il proprio pubblico, riuscirà ad attirare attenzione, costruire fiducia e, nel tempo, trasformare quella fiducia in relazioni e opportunità di business.

Per anni abbiamo ripetuto questa frase nei corsi di formazione, negli articoli e nelle consulenze. E, a ben vedere, continuiamo a ripeterla ancora oggi. Il motivo è semplice: il contenuto non ha perso valore. Anzi, probabilmente ne ha più di prima.

Quello che è cambiato è il contesto in cui quel contenuto vive, viene scoperto, interpretato e valutato.

Se dovessimo proseguire con la metafora monarchica, potremmo dire che il Re è ancora sul trono, ma il suo potere non è più assoluto. Attorno a lui si muovono altri personaggi che influenzano sempre di più il destino della comunicazione digitale.

Il Re: il contenuto

Partiamo da ciò che non è cambiato.

Le persone continuano a cercare risposte ai propri dubbi. Vogliono capire, confrontare, imparare, approfondire. Cercano idee, informazioni, soluzioni e punti di vista. In altre parole, cercano ancora contenuti, anche se qualcuno proverà a convincervi del contrario.

È grazie ai contenuti che scopriamo nuove aziende, comprendiamo meglio un prodotto o un servizio e iniziamo a costruire una percezione di chi abbiamo di fronte. Un articolo ben scritto, una guida pratica, un video utile o una newsletter interessante restano strumenti straordinariamente efficaci per entrare in relazione con un pubblico.

È il contenuto che genera interesse. È il contenuto che aiuta a dimostrare competenza. È il contenuto che, nel tempo, contribuisce a costruire fiducia.

Per questo motivo noi esprimiamo ogni giorno i nostri dubbi su alcune letture estreme secondo cui l’intelligenza artificiale avrebbe reso i contenuti meno importanti. Semmai sta accadendo il contrario. In un mondo in cui produrre testi, immagini e video è diventato più semplice, ciò che fa davvero la differenza è la qualità del contenuto, la sua originalità, la sua capacità di rispondere a un bisogno reale.

Il Re è ancora lì.

Semplicemente, non governa più da solo.

Il nuovo protagonista: il contesto

Da qualche anno si parla sempre più spesso del valore del contesto. Non è una moda passeggera. È una conseguenza naturale dell’evoluzione del modo in cui consumiamo informazioni.

Per capire il concetto possiamo uscire per un momento dal mondo digitale.

Anni fa il violinista Joshua Bell, considerato uno dei più grandi musicisti classici al mondo, partecipò a un esperimento diventato celebre. Si mise a suonare nella metropolitana di Washington durante l’ora di punta. Migliaia di persone gli passarono accanto. Quasi nessuno si fermò ad ascoltarlo. Pochissimi dedicarono qualche secondo alla sua musica.

Eppure era lo stesso artista che pochi giorni prima aveva riempito sale da concerto prestigiose davanti a un pubblico disposto a pagare cifre importanti per assistere alle sue esibizioni.

Che cosa era cambiato?

Non il talento. Non la qualità dell’esecuzione. Non il contenuto.

Era cambiato il contesto.

Le persone non si aspettavano di trovare un grande musicista in una stazione della metropolitana e, proprio per questo motivo, non erano predisposte a riconoscerne il valore.

Nel marketing digitale accade qualcosa di molto simile. Un contenuto eccellente può passare inosservato se viene pubblicato nel posto sbagliato o nel momento sbagliato. Al contrario, un contenuto anche solo discreto può beneficiare della credibilità e dell’autorevolezza dell’ambiente che lo ospita.

Per anni ci siamo concentrati soprattutto sul raggiungere la persona giusta. Oggi stiamo riscoprendo l’importanza di raggiungerla anche nel contesto giusto.

La Regina che non ha mai smesso di governare: la fiducia

Se il contenuto è il Re e il contesto è il nuovo protagonista della corte, la fiducia è probabilmente la Regina.

Forse lo è sempre stata.

In fondo, nessuno acquista un prodotto o sceglie un fornitore soltanto perché ha letto un articolo interessante. Quello che porta una persona a compiere un passo concreto è la fiducia che ha maturato nei confronti di quel brand, di quell’azienda o di quel professionista.

La fiducia nasce certamente dai contenuti, ma non solo. Nasce dalla coerenza. Dalla qualità. Dalla capacità di mantenere nel tempo le promesse che facciamo. Nasce dal vedere che dietro una comunicazione esiste una competenza reale e una visione riconoscibile.

È anche per questo motivo che molte strategie costruite esclusivamente sull’intercettare traffico o sul rincorrere gli algoritmi finiscono per produrre risultati modesti. Possono generare visibilità, ma non necessariamente fiducia.

E senza fiducia, prima o poi, anche l’attenzione si disperde.

Poi è arrivato un nuovo consigliere: l’intelligenza artificiale

Negli ultimi anni la corte si è arricchita di una figura nuova e influente: l’intelligenza artificiale.

Molti pensano che l’AI stia cambiando le regole del gioco. In parte è vero. Ma forse sarebbe più corretto dire che sta rendendo evidenti alcune regole che esistevano già.

Fino a poco tempo fa i contenuti dovevano essere trovati e valutati principalmente dalle persone. Oggi vengono letti, interpretati e selezionati anche dalle macchine.

Quando un sistema di intelligenza artificiale suggerisce una fonte, costruisce una risposta o decide quali contenuti considerare più rilevanti, non si limita a contare le parole chiave presenti in una pagina. Cerca segnali di qualità, autorevolezza, affidabilità e coerenza.

In altre parole, non basta più scrivere qualcosa. Bisogna scrivere qualcosa che meriti di essere considerato una fonte credibile.

Paradossalmente, l’intelligenza artificiale sta premiando molte delle stesse caratteristiche che da sempre rendono efficace una buona comunicazione: competenza, chiarezza, profondità e capacità di rispondere a domande reali.

Oltre i cookie, ritorno alle basi

Qualche anno fa si parlava con toni quasi apocalittici della fine dei cookie di terze parti. Qualcuno arrivò a definire questo cambiamento un vero e proprio “Cookie Armageddon”.

La realtà, come spesso accade, si è rivelata più sfumata.

I sistemi di tracciamento sono cambiati, la privacy ha assunto un peso sempre maggiore e le piattaforme hanno dovuto adattarsi. Tuttavia non siamo arrivati alla fine del marketing digitale. Siamo piuttosto tornati a dare valore ad alcuni fondamentali che avevamo rischiato di dimenticare.

Conoscere il proprio pubblico.

Produrre contenuti realmente utili.

Costruire relazioni nel tempo.

Creare un brand riconoscibile e credibile.

In molti casi, questi elementi si stanno rivelando più importanti di qualsiasi tecnologia di profilazione.

Nessun sovrano governa da solo

Per anni abbiamo pensato che il contenuto fosse sufficiente. Poi abbiamo scoperto che anche il contesto ha un peso determinante. Oggi stiamo imparando una terza lezione: contenuti e contesto funzionano davvero soltanto quando riescono a generare fiducia.

La tecnologia continuerà a cambiare. Cambieranno gli algoritmi, le piattaforme, gli strumenti pubblicitari e probabilmente anche il modo in cui cerchiamo informazioni online.

Ciò che difficilmente cambierà è il bisogno delle persone di trovare fonti affidabili, competenti e capaci di offrire valore.

Forse il contenuto è ancora Re.

Ma oggi governa insieme al contesto che lo circonda, alla reputazione che lo sostiene e alla fiducia che riesce a costruire nel tempo.

Ed è proprio da questo equilibrio che nascerà la comunicazione più efficace dei prossimi anni.

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