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Come un elefante in una cristalleria

Come un elefante in una cristalleria

Il Coronavirus è apparso subito come un grosso evidente problema su cui nessuno voleva, inizialmente, approfondire. Quasi nessuno sembrava preoccupato.

Poi, come un elefante in una cristalleria, che appena si muove fa disastri, il virus è arrivato. Ed è arrivato facendo molto rumore.
E adesso stiamo vivendo tante giornate sospese, in attesa di un’evoluzione, finalmente, positiva degli eventi.

A memoria, è impossibile ricordare un periodo più critico e carico di complessità di questo per il nostro paese. Occorre, credo, come hanno già detto e scritto in molti, tornare ai tempi della guerra.

Abbiamo assistito ad azioni dettate dalla paura, a volte logica e giustificata, ma anche a tanti comportamenti irrazionali e a un pullulare di opinioni contrastanti e contraddittorie.

Noi esseri umani, istintivamente, cerchiamo certezze. E quando ci troviamo in una situazione di totale confusione, ce le creiamo come possiamo.

Ma la sola certezza, ad oggi è quella dell’isolamento: dovremo passare, si presume, i prossimi 20-30 giorni in casa. Forse anche di più.

Il famigerato smart working da sogno irraggiungibile è ora una realtà necessaria e quotidiana.

Anche solo il tempo impiegato per spostarsi, si è già trasformato in tempo liberato.
 Liberato per leggere, pensare, studiare.
E per iniziare a mettere le basi per un progetto nuovo, innovativo e, soprattutto, nostro. 


Nella crisi c’è sempre un’opportunità, anche se può sembrare nascosta e difficile da trovare.



“[…] Questo è il momento di mostrare ciò che pochi sono in grado di fare: cambiare. Dove per “cambiare” non dico che devi cambiare lavoro, città o settore, ma prendere atto che questa è un’interruzione in cui alcuni gettano le basi per una nuova rivoluzione del mercato, nuove professioni e nuove carriere.
Ora hai l’opportunità di collegarti e dialogare con altri come te che sono costretti a fermarsi, fare qualcosa di generoso nei loro confronti, ad esempio portando positività dove tutti trasmettono ansia, paura e follia.
Hai la possibilità di fermarti a immaginare nuovi prodotti e servizi, imparare nuove abilità e aumentare le tue potenzialità.”

tratto da: https://www.skande.com/spirito-di-adattamento-202003.html

Darwin, nell’Origine della Specie, enunciando la teoria dell’evoluzione ipotizza che quelli che sopravvivono “non sono i più forti o i più intelligenti, ma i più adattabili al cambiamento”.

E quindi l’elefante nella cristalleria può anche essere la metafora di un’idea nuova e dirompente.

Tutti dovremo avere visioni nuove. Attraverso le piattaforme digitali, tante micro realtà di luoghi e persone potranno dialogare tra loro e fare sistema. Interconnetterci è la nostra risorsa.

Un concetto importante, che dà fiducia e ci chiama all’azione, offerto da Patricia Urquiola, Designer e Architetto spagnolo.

Come riconnettersi quando l’elefante si sarà calmato?

  • Dai un’occhiata al tuo sito web: ti corrisponde? Esprime davvero quello in cui credi, racconta perché sei unico e meriti fiducia?
  • “Raccontare Chi Sei” è il punto di partenza fondamentale, per ottenere una comunicazione che funzioni davvero. Stai usando i social network per raccontare il tuo lavoro e il tuo impegno al tuo potenziale pubblico?
  • Stai creando relazioni, rispondendo ai commenti e alle domande poste sui social dai tuoi clienti o iniziando un dialogo a distanza, per esempio con Linkedin, con altri professionisti come te o con persone interessate al tuo prodotto.
  • Questa lunghissima interruzione avrà una fine e tutto ripartirà come prima, sperando, per la verità di ritrovarci migliorati, dopo questa esperienza. Le persone avranno voglia di vivere, di fare nuove esperienze e soddisfare i propri bisogni. Facciamoci trovare pronti.
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