Search intent: perché senza capirlo il blog non serve
Un piano editoriale, necessario per la gestione di qualsiasi attività promossa online, è una lista di contenuti di cui parlare.
I contenuti si devono basare, non su quello di cui desideri o vorresti parlare tu, dei tuoi prodotti e servizi, ma su ciò che i tuoi potenziali lettori (e clienti) cercano online. Le intenzioni di ricerca (search intent) sono il motivo per cui un utente effettua una ricerca.
In un articolo precedente abbiamo parlato di Content marketing e Blog: ha senso un sito senza blog? e abbiamo chiarito un punto fondamentale: un sito senza blog funziona meno di quanto potrebbe.
Il blog non è un riempitivo, né un esercizio di stile.
È lo strumento che permette a un’azienda di intercettare domande, dubbi, confronti e bisogni reali delle persone. Ed è qui che entra in gioco un concetto chiave della SEO moderna: il search intent, ovvero l’intento di ricerca.
Capire perché una persona cerca qualcosa su Google è molto più importante che sapere cosa cerca.
Perché due query simili possono nascondere intenzioni completamente diverse — e richiedere contenuti diversi.
Cos’è il search intent (intento di ricerca)
Il search intent indica il motivo per cui un utente effettua una ricerca online.
Non è la parola chiave in sé a contare, ma l’obiettivo che l’utente vuole raggiungere.
Chi cerca su Google non lo fa mai “a caso”:
- vuole capire qualcosa,
- vuole raggiungere un sito specifico,
- vuole confrontare alternative,
- oppure è pronto a compiere un’azione.
I motori di ricerca, Google in primis, hanno, a loro volta, un obiettivo chiaro: mostrare il contenuto che risponde meglio a quell’intenzione specifica.
Ecco perché oggi la ricerca delle keyword e dei temi di cui tratta un sito web è più che mai una questione di allineamento tra contenuto e intento.
Perché il search intent è centrale in una strategia di content marketing
Qui il collegamento con il blog diventa evidente.
Un sito senza blog è spesso limitato a:
- pagine istituzionali,
- pagine servizio,
- contatti.
Tutte pagine che intercettano solo una parte minima delle ricerche possibili, in genere quelle più vicine alla conversione.
Il blog, invece, permette di lavorare a monte:
- quando l’utente sta ancora cercando informazioni,
- quando sta chiarendo un problema,
- quando confronta soluzioni possibili,
- quando non è ancora pronto a scegliere.
In altre parole: il blog intercetta il bisogno prima che diventi domanda commerciale.
Senza questa fase, il sito arriva tardi. Con un blog strutturato, invece, entra nella conversazione molto prima.
Analisi del search intent: cos’è e perché va fatta prima di scrivere
Fare analisi del search intent significa rispondere a una domanda semplice, ma decisiva:
“Cosa si aspetta davvero di trovare una persona quando digita questa query?”
Un contenuto può essere scritto benissimo, ma se non risponde all’intento corretto, difficilmente si posizionerà, verrà letto fino in fondo, e genererà fiducia o conversioni.
Un esempio pratico: chi cerca “migliori software di gestione aziendale” non vuole una scheda prodotto.
Vuole confronto, criteri di scelta, pro e contro, scenari possibili.
Il blog serve esattamente a questo: creare contenuti coerenti con l’intento, non solo con la parola chiave.
Le 4 tipologie di search intent
Intento informativo
L’utente vuole capire, imparare, approfondire.
Esempi:
“cos’è il search intent”
“come funziona la SEO”
“perché avere un blog aziendale”
Contenuti ideali: articoli di blog, guide, FAQ, approfondimenti.
È l’intento più diffuso e spesso il più trascurato.
Ed è anche quello che costruisce autorevolezza nel tempo.
Intento navigazionale
L’utente sa già dove vuole andare.
Esempi:
“Facebook login”
“Livingston web marketing”
Qui il lavoro riguarda soprattutto: brand awareness, struttura del sito, chiarezza di titoli e meta tag.
Il blog contribuisce in modo indiretto, ma, ancora una volta, determinante: la presenza di più contenuti di valore rafforza la riconoscibilità del brand.
Intento commerciale
L’utente sta valutando.
Esempi:
“miglior CRM per PMI”
“confronto piattaforme e-commerce”
Contenuti ideali: articoli comparativi, recensioni, casi studio.
È la zona di confine tra informazione e decisione.
Ed è una delle aree più strategiche per un blog aziendale.
Intento transazionale
L’utente è davvero pronto ad agire.
Esempi:
“abbonamento Netflix”
“consulenza SEO Cremona”
Qui servono: landing page, pagine servizio, CTA (chiamate all’azione) chiare.
Il blog non sostituisce queste pagine, ma le prepara.
Dal search intent alla struttura del piano editoriale
Capire il search intent non serve solo a scrivere l’articolo “giusto”.
Serve soprattutto a dare una struttura logica al piano editoriale.
Un buon piano editoriale non è una lista di titoli scollegati, ma una mappa che copre intenzioni diverse, in momenti diversi del percorso dell’utente.
Il blog diventa così uno spazio in cui convivono:
- contenuti informativi, pensati per intercettare domande iniziali;
- contenuti commerciali, utili per confrontare soluzioni;
- contenuti di approfondimento, che rafforzano autorevolezza e fiducia;
- contenuti di raccordo, che accompagnano verso servizi e contatti.
Il search intent funziona come una bussola: non dice solo di cosa parlare, ma perché parlarne e a chi.
Le persone cercano ancora su Google. Ma non solo.
Le persone continuano a cercare su Google.
Ma sempre più spesso iniziano a cercare anche su strumenti come ChatGPT e altri sistemi basati su modelli linguistici.
E lo stesso Google, attraverso risposte generate dai propri modelli linguistici, sta cambiando il modo in cui restituisce le informazioni.
Questo potrebbe far pensare che i contenuti “non servano più”.
In realtà, succede esattamente il contrario.
Anche le risposte generate dall’intelligenza artificiale si basano su contenuti:
- chiari,
- completi,
- affidabili,
- originali,
- ben strutturati.
Per questo avere molti contenuti di qualità sul proprio blog, che crescono nel tempo e affrontano i temi da più angolazioni, diventa ancora più importante.
Il blog non perde valore nell’era dell’AI
Diventa un archivio vivo di competenza, capace di alimentare la ricerca tradizionale, le risposte automatiche, la percezione del brand nel lungo periodo.
Il blog, per tutti questi aspetti, è e rimarrà lo strumento principale per intercettare intenti diversi. Senza blog, si parla solo a chi è già pronto.
Con un blog si costruisce relazione, fiducia e posizionamento nel tempo. Contenuti buoni, completi e coerenti sono la base di qualsiasi strategia di visibilità che voglia durare.
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