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La narrazione e il conflitto

La narrazione e il conflitto

Kurt Vonnegut: lo storia come un’equazione

Secondo lo scrittore americano Kurt Vonnegut “Le storie hanno una forma che può essere disegnata. E la forma delle storie create da una cultura o da una società è interessante tanto quanto la forma dei vasi o delle punte di lancia che produce.”

Le equazioni come saprete, si rappresentano, visivamente, su un piano cartesiano.
Sull’asse Y indicheremo la sorte (fortuna o sfortuna), sull’asse X lo svolgimento cronologico dei fatti, dall’inizio alla fine della storia.

Quindi incidenti, crisi, problemi (ma anche malattia, povertà e altre brutture della vita, se usciamo dall’ambito puramente aziendale) stanno sotto l’asse orizzontale, prosperità, successo (e salute) stanno sopra.

Usando questo schema lo scrittore rappresenta diverse trame famose.

Il modello Cenerentola

Alcuni esempi: Cenerentola; sale sopra l’asse x quando incontra il principe, partendo da un livello basissimo; ai rintocchi della mezzanotte il grafico precipita, per poi risalire nel finale.
“E vissero felici e contenti” presuppone una curva che tende all’infinito.

Salvate il soldato Ryan: i primi 20 minuti sono abbondantemente sotto l’asse X, la scena cruenta di battaglia dello sbarco americano in Normandia; un calo vertiginoso e poi la lenta risalita, che che coincide con la fine dello scontro.

La storia di Apple: Una curva in forte ascesa nei giorni che vanno dalla nascita del marchio, in un garage di casa, fino all’affermazione sul mercato: quindi il calo di popolarità dovuto al temporaneo addio di Steve Jobs e una nuova inarrestabile crescita, dopo il suo ritorno e l’epopea di iPod, iPhone e iPad.

I conflitti e le prove da superare

Vonnegut, quindi, ribadisce il viaggio dell’eroe, osservandolo da un nuovo punto di vista. Le alterne fortune, il cambiamento, la crescita sono gli elementi sempre presenti in una narrazione efficace.

Nello storytelling, c’è poco spazio, in parole povere, per i leader di mercato.
Se anche lo sei (e naturalmente te lo auguriamo), non è necessario esprimerlo a chiare lettere.

Le storie rendono vive e credibili le idee astratte

Si può evocare un concetto, senza esplicitarlo, facendolo emergere nel racconto.
Nella campagna, ai piedi delle colline, vive un contadino.
“L’anno scorso un suo concorrente ebbe una serie di problemi e gli fu impossibile consegnare le uova in negozi. Altri avrebbero gioito della sfortuna altrui. Lui no: rifornì i negozi vendendo sì le uova, però a nome dell’altro. Guadagnò, ma in reputazione”.
(tratto da: Raccontarsi online, di Fulvio Julita, Ed. Heopli)

Non è indispensabile, dire esplicitamente che il contadino era una persona onesta e altruista.

Cosa resta impresso di una storia

Ciò che resta impresso di una storia, inoltre, è il superamento delle difficoltà; maggiore è la distanza tra il punto più buio e quello più felice, maggiore sarà il coinvolgimento emotivo dello spettatore.
Più enfasi userai nel descrivere i due estremi, inferiore e superiore, più la tua storia saprà essere attraente.

“Questo è un tipo di storia che vi capiterà di vedere in continuazione. Al pubblico piace da morire, e il copyright non è di nessuno. La storia si intitola “L’uomo in fondo al pozzo” ma non c’è bisogno che parli veramente di un uomo né di un pozzo. Funziona così: una persona si mette nei guai, ma poi riesce a tirarsene fuori.”

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