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Le otto regole della storia breve (ma non solo)

Le otto regole della storia breve (ma non solo)

Kurt Vonnegut, di cui abbiamo parlato nel post “La Narrazione e il conflitto”, sottolinea, parlando di narrazione, come l’elemento fondamentale di ogni storia sia il conflitto: “Funziona così: una persona si mette nei guai, ma poi riesce a tirarsene fuori.”

Kurt Vonnegut è stato uno dei più grandi scrittori del XX secolo. Conosciuto soprattutto come autore di romanzi e saggi cult, come “Mattatoio n.5” (frutto dell’esperienza di combattente e prigioniero durante la Seconda Guerra Mondiale), “Madre Notte” e “Ghiaccio-nove”, scrisse anche diverse raccolte di racconti. Come “Bagombo Snuff Box”,

Nell’introduzione alla raccolta di racconti Bagombo Snuff Box (1999), lo scrittore americano inserì otto consigli su come scrivere bene una storia breve.

Una storia breve, è anche il testo di un post social, per esempio. O di un articolo del blog, che non sul mancare all’intento dei tuo sito web.
Quasi dappertutto è possibile raccontare e raccontarsi. Quasi dappertutto è possibile raccontare storie.

  1. Utilizza il tempo di un perfetto sconosciuto in modo che lui o lei non senta di averlo sprecato.
  2. Dà al lettore almeno un personaggio per cui possa fare il tifo
  3. Ogni personaggio dovrebbe volere qualcosa, anche soltanto un bicchiere d’acqua.
  4. Ogni frase deve fare una di queste due cose: mostrare un personaggio o far andare avanti la storia.
  5. Inizia il più vicino possibile alla fine.
  6. Sii sadico. Non importa quanto dolci e innocenti siano i tuoi personaggi principali, fa’ che accadano loro cose tremende così che il lettore possa vedere di che stoffa sono fatti.
  7. Scrivi per dar piacere solo a una persona. Se apri una finestra e fai l’amore con il mondo, per così dire, la tua storia si prenderà una polmonite.
  8. Dà ai tuoi lettori la maggior parte di informazioni il prima possibile. Al diavolo la suspense. I lettori dovrebbero avere una comprensione talmente completa di quel che sta succedendo, dove e perché, da poter finire la storia da soli, nel caso gli scarafaggi mangiassero le ultimissime pagine.

Posto che poi, secondo Alfred Hitchcock, la suspence è uno stato di incertezza, apprensione o ansia legato a una decisione o un’evoluzione di una situazione che sta per accadere.
Ma non è un effetto sorpresa, non è un colpo di scena, anzi.

“Il mistero è quando lo spettatore sa meno dei personaggi del film.
La suspence è quando lo spettatore sa più dei personaggi del film.”

Quindi, contrariamente, a quando si può pensare, fornire informazioni non rende meno avvincente la vicenda, anzi è vero esattamente il contrario.

Perché il lettore e lo spettatore, sapendo dettagli che i protagonisti non sanno, vivono in uno stato di tensione cosante, perchè si chiedono: “Ma come fa a non accorgersi di…”, oppure: “Speriamo che adesso capisca, dai… Attento, non andare proprio là…”.

Il tema del conflitto

Anche in questa piccola, fondamentale, guida riappare prepotentemente il tema del conflitto:
“Fa’ che accadano loro cose tremende così che il lettore possa vedere di che stoffa sono fatti.”

Tutto, spesso, troppo spesso, molto diverso da una comunicazione (forse un po’ stantia) in cui sono tutti felici, vincenti e appagati. Non pensate?

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