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Un sito senza blog funziona?

Un sito senza blog funziona?

sito e blog; un edificio da costruire nel tempo

Perché oggi un sito senza blog è incompleto

C’è ancora chi pensa al blog come a un accessorio. Una di quelle cose che “prima o poi faremo”, quando ci sarà tempo.

In realtà, oggi, il blog è una parte strutturale del sito web, soprattutto per tutte quelle aziende che offrono servizi articolati, prodotti complessi o iniziative che cambiano nel tempo.

Un sito può essere anche ben fatto, curato, chiaro. Ma da solo non può raccontare tutto. E soprattutto non può farlo nel modo giusto, né per le persone né per i motori di ricerca.

Il sito dice chi sei. Il blog spiega cosa fai

Le pagine principali di un sito hanno un ruolo preciso: presentare l’azienda, raccontare i servizi principali, orientare l’utente, trasmettere affidabilità.

Hanno però anche un limite naturale: non possono entrare nel dettaglio di ogni singola situazione.

Il blog, invece, serve proprio a questo.
È lo spazio in cui puoi spiegare un servizio specifico nel concreto, approfondire una linea di prodotto, raccontare un’iniziativa legata a un periodo, chiarire un bando, uno sgravio fiscale o una novità normativa, rispondere a domande reali che i clienti ti fanno ogni giorno.

Ed è qui che il content marketing smette di essere teoria e diventa pratica.

Per un consulente finanziario la pagina servizi spiega i pacchetti, mentre il blog può affrontare scenari specifici (per esempio: come accedere a sgravi fiscali per startup, case study di piani patrimoniali, guide pratiche su moduli e scadenze). Per un produttore industriale la scheda prodotto descrive caratteristiche tecniche, mentre il blog mostra applicazioni reali, casi d’uso, comparazioni con alternative e guide all’installazione.

Questo livello di dettaglio aiuta gli utenti nelle ricerche long-tail (a coda lunga: ricerche composte da 3 o più parole) e crea opportunità per rispondere a query complesse che non trovano spazio nelle pagine istituzionali.

Ogni articolo dovrebbe rimandare, a sua volta, a 1-2 pagine, del sito vero e proprio, che parlano dei tuoi servizi e usare CTA (chiamate all’azione) contestuali.

Prove e dati: quando impatta il blog su traffico e conversioni

Per comprendere l’impatto concreto del blog sulle performance di un sito occorre guardare a metriche e dati statistici misurabili: aumento del traffico organico, crescita di keyword posizionate, lead generati e miglior engagement (tempo medio sulla pagina e tasso di rimbalzo).

Studi di settore e report SEO mostrano che un piano editoriale costante favorisce la scoperta organica su ricerche complesse (sulle composte da tante parole)  e tematiche di nicchia, traducendosi in un flusso continuativo di visitatori interessati.

I dati principali da osservare:

  • numero di keyword posizionate nella top 10;
  • percentuale di traffico organico attribuibile alla sezione blog;
  • tasso di conversione lead da articoli (download, iscrizione newsletter, contatto);
  • tempo medio sulla pagina e profondità di visita;
  • numero di backlink acquisiti dai post.

Esempio numerico ipotetico (azienda di servizi)

  • Periodo Articoli/mese: 12 mesi
  • Incremento traffico organico: +40%
  • Conversione lead da articoli: +25%

Un sito, da solo, non può rispondere a tutte le ricerche

Dal punto di vista SEO, il tema non è “scrivere articoli per piacere a Google”.

Il punto è che le persone cercano in mille modi diversi. Fanno domande specifiche, cercano soluzioni a problemi concreti, usano query lunghe, dettagliate, spesso molto contestualizzate.

Un sito, anche con molte sezioni, non può coprire tutte le intenzioni di ricerca possibili senza diventare confuso o pesante.

Il blog serve esattamente a questo: intercettare ricerche informative, rispondere a dubbi specifici, presidiare temi che non trovano spazio nelle pagine istituzionali, costruire autorevolezza nel tempo.

Non sostituisce il sito.
Lo completa.

Promozioni, bandi, sgravi fiscali: contenuti che hanno bisogno di muoversi

Ci sono contenuti che non possono stare fermi. Una promozione ha una durata, un bando ha scadenze e requisiti, uno sgravio fiscale cambia nel tempo.

Inserire tutto questo nelle pagine fisse del sito significa creare confusione, rendere il sito rigido, aumentare il rischio di informazioni obsolete.

Il blog permette invece di pubblicare contenuti aggiornabili, contestualizzarli nel momento giusto, collegarli tra loro e rimandare sempre alle pagine servizio corrette.

È una struttura viva, che segue l’evoluzione dell’azienda e del mercato.

Social senza contenuti sul sito: comunicazione che si disperde

I social funzionano. Attirano attenzione, generano interazioni, stimolano curiosità. Ma se non portano da qualche parte, rischiano di restare fine a se stessi.

Quando il sito non ha contenuti di approfondimento, i post vivono e muoiono nel feed, il valore si disperde e la competenza non si sedimenta.

Il blog diventa il punto di atterraggio naturale: dai social al sito, dall’attenzione al contenuto, dal contenuto alla relazione.

Social e blog non sono due mondi separati. Funzionano solo se dialogano.

Ogni post social dovrebbe rimandare a una risorsa del blog (articolo, checklist, video) tramite link con UTM per tracciare le conversioni.

Usa i social per introdurre i temi e incuriosire, non per spiegare tutto. Rimanda sempre al sito, dove l’argomento viene approfondito con calma.

Alterna contenuti legati all’attualità a contenuti che restano validi nel tempo.

Offri materiali utili da scaricare per trasformare le visite in contatti.

Misura cosa funziona e cosa no, per migliorare nel tempo.

Così ogni contenuto social diventa un investimento, non un post che si perde nel feed.

Content marketing non significa “scrivere articoli”

Il blog non serve a riempire il sito, a pubblicare per obbligo o a fare SEO in modo meccanico.

Serve a spiegare meglio quello che fai, aiutare le persone a capire, accompagnarle nelle scelte, dare continuità alla comunicazione.

Un buon blog lavora nel tempo, supporta vendite, social e brand, rende il sito vivo e trasforma il traffico in consapevolezza.

Per questo il content marketing non è una moda.
È un modo strutturato di dare senso alla comunicazione.

E oggi, per molte aziende, è ciò che fa davvero la differenza.

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